MiniBond, quando poterlo prendere in esame.

Tra gli strumenti di finanza straordinaria, il minibond, si sta dimostrando il meno "interessante", dati alla mano, fra i CFO e/o gli amministratori delle PMI. Molto probabilmente per la scarsa conoscenza dello strumento in oggetto e per l'alone mistico che lo circonda. Subito è tacciato di onerosità e complessità d'approccio. Vero. Ma sull'altro piatto della bilancia cosa ci mettiamo ?

I costi del collocamento di un mini-bond sono un elemento cruciale nella valutazione di fattibilità, a maggior ragione in un contesto in cui i tassi di interesse sui prestiti bancari continuano ad essere ai minimi storici. I dati del 2017 mostrano che il numero delle imprese emittenti è cresciuto rispetto al 2016, nonostante i segnali di ripresa del mercato del credito bancario. è quindi chiaro che esistono anche altre determinanti a spingere gli imprenditori a sperimentare questo canale di raccolta del capitale. Nel 2016 non si sono registrate particolari variazioni rispetto alla standard di mercato relativo ai costi dell’operazione. Va notato che essi sono fiscalmente deducibili; il loro importo totale dipenderà sia dalle caratteristiche dell’impresa, sia dalla complessità dell’emissione, sia dagli sforzi necessari per il collocamento (se l’investitore è un fondo chiuso non sarà necessario probabilmente individuare altri canali di sottoscrizione). Ricordiamo l’elenco delle diverse voci di costo, nell’ipotesi del collocamento presso investitori istituzionali: • eventuali atti notarili (ad esempio la modifica dello Statuto per le S.r.l. se non prevede la possibilità di emettere titoli mobiliari di debito) e registrazioni di contratti; • richiesta del codice ISIN a Banca d’Italia, in caso di dematerializzazione dei titoli; • accentramento dei titoli presso un ente autorizzato (ad esempio Monte Titoli, parte del London Stock Exchange Group); questa operazione comporta un costo iniziale intorno a € 2.000 e un costo a regime annuale di circa € 1.500, ridotto a € 750 per i mini-bond quotati su ExtraMOT PRO); i costi di adesione alla piattaforma di gestione accentrata di Monte Titoli sono consultabili sul sito web nella sezione ‘Servizi agli Emittenti’; il supporto di una banca agente e di una banca pagatrice in questi casi può essere indispensabile; • ottenimento di un codice BIC non trasmissivo a Swift • certificazione del bilancio: per una PMI il costo annuale indicativo va da € 5.000 a € 15.000 in funzione del fatturato; • consulenza eventuale di un advisor finanziario all’emissione (da una survey condotta fra gli operatori indicativamente il costo richiesto è fra l’1% e il 2,5% del capitale collocato); • nomina eventuale di un arranger (che può anche coincidere con l’advisor) per l’individuazione degli investitori che sottoscriveranno i mini-bond (indicativamente il costo una tantum è fra 0,5% e 1,5% del capitale collocato); • coinvolgimento di uno studio legale per la redazione e/o verifica dei documenti; in tal  caso il costo può essere abbastanza variabile e per le operazioni effettuate nel 2015 di importo medio-basso si trova un costo compreso fra € 15.000 e € 25.000; • eventuale quotazione su un listino borsistico (ad esempio per ExtraMOT PRO si vedano i corrispettivi richiesti da Borsa Italiana ); • gestione del sito Internet con una eventuale sezione ‘Investor relations’ e in generale dell’informativa richiesta dall’investitore e/o dal listino borsistico; • emissione eventuale del rating: per il primo anno l’importo indicativo è fra € 15.000 e € 20.000 per una PMI (intorno a € 40.000 per una società di maggiore dimensione); per gli anni successivi il costo si riduce di circa il 40%.  (fonte: pp 30-31 4° Report Italiano sui MiniBond Politecnico di Milano)

Quando un'azienda dovrebbe prendere in considerazione tutta questa lista della spesa ? Solo ed esclusivamente per supportare lo sviluppo di un suo piano industriale e niente altro. Visti i costi di emissione ed i premi da riconoscere ai sottoscrittori, stante la situazione "narcotizzata" del costo del danaro ai minimi storici attuali, non risulterebbe congrua la scelta di tale strumento ai soli fini di mero approvvigionamento finanziario. Partiamo dal presupposto che la redditività che scaturisce dal proprio core business dovrà come minimo essere doppia rispetto agli oneri che il miniBond genererà durante tutto il suo periodo di vita.

Per l'azienda sarà una fonte di approvvigionamento che darà una liquidità importante immediata con le seguenti caratteristiche: i uno scarso impatto in termini di oneri finanziari che si individueranno con la sola parte "cedolare", ii non appesantiranno la società emittente sulla Centrale Rischi di Banca d'Italia, iii darà maggior visibilità alla stessa tra gli operatori finanziari e iiii a scadenza, molte volte, non si avrà il problema di rimborsare tutto il capitale in quanto verrà proposta una nuova riemissione che potrà essere di dimensioni più contenute ( in assenza di progettualità imprenditoriali ) oppure aumentata ( in presenza di un piano di espansione industriale ).

Naturalmente questa operatività richiede da parte dell'imprenditore una chiara visione di sviluppo sul proprio core business, senza lasciare nulla dettato dal caso, circondandosi di figure professionali capaci di tradurre il pensiero aziendale in strategia finanziaria utilizzando gli strumenti messi a disposizione dal mercato odierno in maniera corretta.

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